lunedì 14 aprile 2014

Tutte le incognite di una fermata ferroviaria che sa di "bufala"

Abbiamo appreso che il "Centrosinistra per Calcinaia" in alcune assemblee ha proposto di voler creare una "fermata ferroviaria" a Fornacette. Bella idea, peccato che l'avevano già promessa nel 2009 (senza muovere un dito per fare qualcosa in questo senso negli ultimi cinque anni). Non solo, anche nelle campagne elettorali delle precedenti elezioni del 2004 e perfino del 1999 è sempre stata puntualmente promessa una fermata ferroviaria a Fornacette (sempre da parte dello stesso partito!) senza che però nessuno si sia mai mosso concretamente in tale direzione.
Pare quasi che il tema della stazione sia una sorta di "evergreen", buono per ogni campagna elettorale, visto che poi nessuno mantiene poi questa promessa trasformando il tutto in una "bufala" ormai avariata...
Insomma nei progetti delle passate Amministrazioni ci sono già state troppe fermate, aggiungerne una ferroviaria ci sembra troppo!
Ecco comunque alcune nostre dettagliate riflessioni in merito.
Ipotizzare la realizzazione di una stazione ferroviaria (tecnicamente una fermata) implica certamente una serie di considerazioni di carattere politico, finanziario e tecnico in senso stretto.
Mettendo in primo piano la fattibilità dell'opera, non e' possibile trascurare alcuni aspetti fondamentali: costo, sostenibilità in funzione delle infrastrutture esistenti (ferroviarie, di viabilità cittadina e servizi correlati), rapporto fra costi e benefici per la collettività.
Il costo è certamente un punto nevralgico e, seppur nella strumentale nebulosità della proposta, alcuni precedenti possono essere d'aiuto: il progetto di realizzazione di una fermata sulla linea Milano-Piacenza (strutturalmente assimilabile al nostro caso in funzione delle opere previste) definisce i costi su cifre superiori ai 3 mln di euro; si tratta della realizzazione delle due banchine da adibire al servizio viaggiatori, l'obbligatorio sottopasso fra le due banchine ed un minimo di servizi connessi (attrezzaggio, area adiacente per l'accesso e la mobilità). Tutto ciò senza considerare eventuali specificità da affrontare nel caso specifico.
La gestione delle fermate ferroviarie comporta per il gestore dell'Infrastruttura ferroviaria (RFI) un costo vivo non trascurabile (pur non essendo una stazione vera e propria), definibile come costo di manutenzione di sottopassi, banchine, illuminazione, decoro generale, gestione servizio disabili decentrato, eventuale installazione e manutenzione emettitrici automatiche biglietti. Tali fattori sono da tenere in primo piano vista la concreta tendenza della stessa RFI di trasformare le stazioni in semplici fermate e di dismettere le fermate, tanto piu se a ridosso di altre stazioni come nel caso nostro. La vicinanza, ferroviariamente eccessiva, con la fermata di Cascina e la stazione di Pontedera è un elemento che, sulla base dell'osservazione della realtà ferroviaria toscana (e non solo), crea fortissimi dubbi sull'opportunità dell'opera; dubbi che in altri casi simili (vedi fermata Le Piagge a Firenze) hanno trovato riscontri fattuali. L'ipotesi di una quinta stazione in 18 Km di linea ferroviaria (addirittura 3 in 7 Km) non trova precedenti se non sulle linee che servono i nodi nevralgici di alcune città metropolitane ad altissima densità abitativa.
In definitiva sotto l'aspetto tecnico l'opera risulterebbe una costosa forzatura priva, ferroviariamente parlando, dei normali presupposti e contraria ai criteri -storici ed attuali- di gestione del trasporto.
L'analisi diventa piu' stringente sotto l'aspetto dell'opportunità politica, qui le questioni sono abbastanza palesi: sarebbe virtuoso investire un'amministrazione locale di un progetto costoso, di dubbia utilità e con tempi di realizzazione tutt'altro che brevi e certi? La domanda e' tristemente retorica perché, da un'analisi anche superficiale della questione (tralasciando tutte le complicanze insite nella realizzazione), e' chiaro che si tratta di un'operazione tipica di un certo modo di fare politica, nel quale si sedimentano interessi elettorali e impellenti necessità di creare inutili aspettative per il rilancio di amministrazioni in difficoltà.
I risultati di queste operazioni politiche li conosciamo molto bene: nella migliore delle ipotesi rimangono lettera morta ad uso di comizi e proclami, nella peggiore diventano costose ed inutili cambiali firmate a costo della collettività.
E' di tutta evidenza che le priorità sono ben altre in ogni comune italiano ed il nostro non fa certamente eccezione; l'austerità che imperversa in Italia, oltre che concettualmente, va affrontata nella pratica delle amministrazioni locali con talmente tanto giudizio e buonsenso che ogni azione propagandistica - perché di questo stiamo parlando - assume per i cittadini bisognosi di servizi sociali soddisfacenti un carattere di vera e propria presa in giro.
Evidentemente parte della politica locale non trova di meglio che trincerarsi dietro vecchie teorie populistiche ammantate di quel falso riformismo che, nel rapporto con le diffuse difficoltà sociali dei nostri tempi, non ha piu' ragione di esistere.
E' la nefasta traccia seguita dalla politica nazionale degli annunci pomposi dal contenuto vuoto, sappiamo cosa hanno prodotto: spot elettorali sulle spalle dei cittadini. Non possiamo permettere che ciò colpisca la nostra comunità locale e saranno i cittadini a preferire la concretezza alle vuote parole.

"Calcinaia Insieme per il Bene Comune"